AQUILEIA

PATRIMONIO DELL'UMANITÀ

lunedì 6 dicembre 2021

Aquileia medievale

La Basilica, fulcro della rinascita nel Medioevo

Il complesso architettonico e artistico della Basilica di Aquileia conduce il visitatore alla scoperta di straordinari cicli di affreschi che risalgono a varie epoche dell’età di mezzo.

Chi desidera ripercorrere la complessa evoluzione di Aquileia lungo i secoli troverà nelle cerchie murarie medievali uno strategico punto di osservazione. Le maestose fortificazioni a zigzag costruite dai Bizantini nel VI secolo, all’indomani di una sanguinosa guerra contro i Goti, tagliano a metà l’abitato antico e raccontano il ridimensionamento subito dalla città nell’Alto Medioevo. Invasa dagli Unni, dai Longobardi e dagli Ungari, Aquileia cerca in tutti i modi di rinascere: nuove bellezze si aggiungeranno al suo ricco patrimonio artistico, ma la grandezza della città romana, quarta in Italia e nona nell’Impero per estensione e popolazione, è ormai perduta.

In questo periodo emerge la figura del patriarca Poppone (1019-1042), che passerà alla storia per aver promosso opere illustri e imponenti. Rampollo di una nobile famiglia bavarese e forte del sostegno dell’imperatore Enrico, Poppone lega il suo nome al rinnovamento della Basilica, da sempre il cuore della vita di Aquileia.
Visitando questo luogo dalla storia millenaria, riconosciamo l’impronta del patriarca nella facciata romanica, nei venti capitelli in pietra scolpita che scandiscono le navate e nelle splendide pitture murali dell’abside. Realizzato dopo il terremoto del 988, questo spettacolare ciclo di affreschi rappresenta un unicum nell’arte dell’Italia settentrionale. Alle spalle dell’altare maggiore, una mandorla con la Vergine e Gesù in trono domina la scena dall’alto, tra i simboli degli evangelisti e una doppia processione di santi e martiri. In mezzo a loro si riconoscono alcuni personaggi della casa imperiale e lo stesso Poppone, che porta in dono a Maria un modellino della nuova Basilica.

Tra i meriti del patriarca germanico figura la costruzione di un campanile oggi alto 73 metri ma in origine più basso. Ciascuna delle sue pietre racconta una storia: ancora oggi riconosciamo i blocchi squadrati e regolari che i costruttori dell’XI secolo staccarono dall’Anfiteatro romano di Aquileia per innalzare un monumento che rappresentasse appieno il proprio tempo. E’ solo un esempio di come, di volta in volta, questa città abbia saputo rinnovarsi a partire da risorse più antiche, trasformando i luoghi, riutilizzando i materiali, edificando nuove architetture su quelle preesistenti, che in molti casi sono ancora ben visibili.

Se con il campanile la Basilica si protende verso il cielo, un’altra opera straordinaria la proietta verso le viscere della terra. Si tratta della cosiddetta Cripta degli Affreschi, costruita nel IX secolo sotto l’altare maggiore per custodire le reliquie dei santi Ermagora e Fortunato e fatta ristrutturare da Poppone ancor prima di intervenire sui livelli superiori.
Bellissime pitture murali adornano le pareti e la volta a crociera con scene della Passione di Cristo e storie tratte dalle vite dei santi. Risale all’epoca medievale anche la Chiesa dei Pagani, che collega la Basilica al Battistero.
L’episodio dell’Annunciazione, le figure di San Giovanni Battista e di San Nicolò animano le pareti del vano orientale in affreschi trecenteschi, ma a rendere interessanti questi dipinti sono soprattutto i graffiti incisi sulla superficie dai fedeli: nomi, date e formule sacre raccontano quanto intensamente questi luoghi siano stati vissuti dalla popolazione locale nel corso del tempo.

Uscendo dalla Basilica, a Sud due maestose colonne rappresentano le sole testimonianze del Palazzo dei Patriarchi, mentre in via Poppone la facciata di Casa Bertoli conserva caratteristiche decorazioni medievali dipinte a losanghe. All’interno di questa antica residenza aquileiese sopravvive una grande varietà di affreschi realizzati a partire dal Trecento.
Da non perdere, la Madonna in stile giottesco, la Pietà di influenza veneziana e un sorprendente ciclo di pitture in trompe-l’oeil, che insieme offrono uno spaccato del gusto delle classi agiate aquileiesi attraverso i secoli.

A pochi passi da qui, i Portici di via Roma segnalano una delle più importanti arterie della città medievale. Sotto i poderosi archi in mattoni rossicci si affacciavano numerose botteghe artigiane, mentre i piani superiori erano occupati dalle abitazioni.
Più avanti, presso il tratto meridionale del fiume Natissa, sopravvivono le ultime rovine delle mura medievali di Aquileia. Qui la cinta fortificata scavalcava il corso d’acqua con un arco noto come Ponte di San Felice, inglobando l’omonima basilica paleocristiana e il borgo circostante. La chiesa, che all’epoca conservava le reliquie di San Felice e San Fortunato, fu demolita alla fine del Settecento, mentre il ponte resiste, proteso sull’acqua in una pittoresca cornice naturale.